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Scheda " placenta "



immagine argomento La placenta umana è l'organo deputato agli scambi metabolici tra la madre e il feto.

È costituita da una parte materna, o Decidua basale, che si sviluppa dal tessuto materno, e da una parte fetale, ossia il corion frondosum che si sviluppa dalla stessa blastocisti che forma il feto.

La placenta è un organo che collega il feto in sviluppo alla parete uterina per consentire l'assorbimento dei nutrienti, la regolazione termica, l'eliminazione dei rifiuti e lo scambio di gas attraverso la fornitura di sangue della madre; per combattere l'infezione interna; e per produrre ormoni che supportano la gravidanza.

La placenta fornisce ossigeno e sostanze nutritive ai feti crescenti e rimuove i rifiuti dal sangue del feto.
La placenta si attacca alla parete dell'utero, e il cordone ombelicale del feto si sviluppa dalla placenta.
Questi organi connettono la madre e il feto. v Le placenta sono una caratteristica definente dei mammiferi placentari, ma si trovano anche nei marsupiali e in alcuni non-mammiferi con vari livelli di sviluppo

Fino alla seconda settimana, i villi circondano l'intera superficie del corion. Durante il terzo mese contemporaneamente all'espansione del corion, i villi situati sulla parte decidua capsulare vengono stirati fino a scomparire. Alla parte opposta, sullo strato basale, i villi diventano più folti, lunghi e ramificati per compensare la scomparsa dei villi dal lato deciduale.
L'espansione del corion è accompagnata dall'espansione dell'amnios, che porta la parte decidua capsulare e parietale a contatto e quindi a fusione/sostituzione, con formazione della decidua "vera".
La placenta definitiva quindi deriva dall'accollamento della decidua basale e il corion frondoso, una struttura discoidale, la cui forma è determinata dall'area su cui rimangono i villi.

Immagine di scansione ecografica di una placenta umana a 20 settimane di gravidanza.
Si osserva la inserzione sulla parete posteriore dell'utero e la inserzione centrale del cordone ombelicale sul piatto coriale.
Rappresentazione con Doppler colore dei tre vasi ombelicali (due arterie ed una vena).
A termine tale struttura dal lato basale presenta, sulla porzione materna, zone convesse chiamate cotiledoni materni, corrispondenti ai setti che si partono dallo strato compatto.
Il cordone ombelicale ha tre stadi di evoluzione: alla terza settimana, vascolarizzazione del peduncolo di connessione che prende il nome di peduncolo ombelicale; alla fine del terzo mese l'espansione dell'amnios porta il peduncolo ombelicale a contatto con il dotto vitellino, a formare il cordone ombelicale primitivo (arteria e vene ombelicali, allantoide, dotto e vasi vitellini, ansa intestinale media); al sesto mese il dotto e i vasi vitellini, l'allantoide e l'ansa intestinale si obliterano, lasciando tutto lo spazio alle arterie e alla vena ombelicale immerse in uno stroma connettivo e avvolte da uno strato muscolare liscio.

Il distacco e l'espulsione della placenta dal feto avviene subito dopo il parto, in una fase detta secondamento.
In quel momento l'utero attua un meccanismo di contrazione tetanica noto con il nome di globo di sicurezza che ferma l'emorragia.
Un mancato distacco placentare completo può portare a perdite ingenti di sangue e quindi shock.
Uno dei compiti ostetrici è infatti quello di analizzare la placenta per verificare la sua integrità; in caso negativo si procede all'asportazione manuale dei residui placentari (secondamento manuale).



Informazioni da: (desunto da " Wikipedia ")


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