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Scheda " MONONUCLEOSI "



immagine batteri

La mononucleosi infettiva (detta anche semplicemente mononucleosi o malattia del bacio, per la sua trasmissibilità attraverso la saliva) è una malattia infettiva virale molto contagiosa, causata dal virus di Epstein-Barr (EBV).
Le cellule bersaglio del virus sono i linfociti B e il decorso è acuto, solitamente di 4-6 settimane.

Nei Paesi industrializzati la malattia colpisce prevalentemente soggetti in età giovane-adulta, con una netta prevalenza negli adolescenti, mentre nei Paesi in via di sviluppo è più frequente l'infezione in età infantile, spesso nei primi 5 anni di vita.
La denominazione della malattia è dovuta alla caratteristica presenza nel sangue, in livelli superiori alla norma, di cellule mononucleate normali (linfociti e monociti) e di cellule mononucleate specifiche.

La mononucleosi infettiva è causata dal virus di Epstein-Barr, un virus a DNA a doppia elica appartenente alla famiglia degli Herpesviridae, sottofamiglia Gammaherpesvirinae.
Il virus infetta i tessuti epiteliari orofaringei, provocando faringite e talvolta tosse, e i linfociti B con trasmissione orofaringea.
Il contagio può avvenire tramite uno scambio di saliva (nella cultura popolare tale patologia viene definita anche malattia del bacio), ma anche indirettamente, attraverso oggetti entrati in contatto con la saliva di un soggetto infetto (mani, posate, bicchieri, spazzolini, giocattoli per infanti).
v Oltre il 90% della popolazione adulta risulta essere sieropositivo per il virus e possiede quindi anticorpi diretti verso antigeni virali; i picchi di infezione sono la prima infanzia nei paesi in via di sviluppo e l'età adolescenziale, dai 15 ai 25 anni, nei paesi industrializzati.
Il decorso è in genere asintomatico o indistinguibile da quello di una faringite o sindrome influenzale e con sintomi spesso trascurabili.
Nell'età giovanile si manifesta, nel 75% dei casi, la forma classica di mononucleosi; in età adulta invece è tipica una forma lieve, con febbre, malessere e debolezza.

Latenza, oncogenicità e patogenicità, post remissione del virus di Epstein-Barr
Il virus rimane latente nell'ospite anche dopo la guarigione.
Nei soggetti infettati l'eliminazione del virus con la saliva continua per circa un anno; tuttavia, passato questo periodo, l'eliminazione del virus continua in maniera saltuaria per tutta la vita, ciò è dimostrabile attraverso la positività per il virus nel gargarizzato in circa il 15-20% dei casi di soggetti esposti e asintomatici.

Alla presenza dell'EBV sono associati alcuni rari tumori come il cancro della rinofaringe, la variante africana del linfoma di Burkitt, il linfoma a cellule B (specie in soggetti immunodepressi) e il linfoma di Hodgkin.
In Cina, e in particolare nella zona meridionale, il linfoma di Burkitt è il più frequente fra i tumori della testa e del collo.

Su base esclusivamente clinica, osservando la sintomatologia presentata dai pazienti, è stata ipotizzata da alcuni autori una correlazione tra mononucleosi infettiva e rischio di lupus eritematoso sistemico; tale associazione è stata però apparentemente smentita da uno studio prospettico della durata di 30 anni, condotto in Danimarca e terminato nel 2007.

Altri studi hanno invece evidenziato come nei soggetti affetti da malattie autoimmuni, quali sclerosi sistemica, rettocolite ulcerosa, lo stesso lupus eritematoso sistemico e in misura minore in quelli affetti da artrite reumatoide, sindrome di Sjögren, spondilite anchilosante e la malattia di Crohn, la presenza del virus di Epstein-Barr stimola la formazione di un autoanticorpo che potrebbe contribuire al mantenimento dello stato infiammatorio.

Profilo clinico
Sintomi e segni aspecifici come febbre, astenia, malessere e cefalea sono presenti in circa il 90% dei casi e insorgono dai 30-60 giorni dopo l'esposizione nei giovani-adulti e in 10-15 giorni nei bambini.
La febbre, talora elevata nei giovani, è sovente il sintomo di esordio.
A questa si associa una faringotonsillite di vario grado, talora modesta e caratterizzata da solo eritema, talora grave, con un quadro essudativo o pseudomembranoso che può ricordare l'infezione da Streptococcus pyogenes o addirittura da Corynebacterium diphtheriae; è inoltre presente disfagia e odinofagia.
In questo contesto, dopo circa una settimana, possono presentarsi (30% dei casi) piccole lesioni petecchiali a livello della giunzione tra il palato molle e il palato duro, reperto tipico di mononucleosi infettiva.

La linfoadenopatia, quasi sempre presente, è riscontrabile tipicamente a livello cervicale laterale, sia nelle catene anteriori sia in quelle posteriori.
I linfonodi affetti, delle dimensioni di una nocciola o poco più grandi, hanno una consistenza duro-elastica, sono mobili nei piani profondi e superficiali, non si associano ad alterazioni della cute sovrastante e sono intensamente dolenti alla palpazione.
Benché le zone cervicali siano le più colpite, la linfoadenopatia può essere apprezzabile a livello di tutte le stazioni linfonodali superficiali, come i siti epitrocleari, ascellari, inguinali e poplitei. Anche le stazioni profonde, qualora indagate, possono mostrarsi ingrossate.

La splenomegalia, dimostrabile in più del 50% dei casi, può associarsi variabilmente a modesta epatomegalia; in circa il 9% può inoltre presentarsi ittero.
Un esantema, o più correttamente rash aspecifico, talora rubelliforme, altre volte scarlattiniforme, morbilliforme o urticarioide, si presenta nel 10% dei casi ed è spesso associato a terapia empirica della faringite con penicilline semi-sintetiche, come l'ampicillina.

Un'iperemolisi è evidenziabile nel 3% dei casi e si associa alla presenza di IgM anti eritrociti indagabili con il test di Coombs.
Questo tipo di anemia immunoemolitica insorge sovente tra la 3ª e la 4ª settimana, con regressione spontanea dopo circa 2 mesi.[
La stessa patogenesi immunologica è causa di piastrinopenia che tuttavia non si associa a fenomeni emorragici.
Altri segni e sintomi associabili sono l'angina tonsillare e meno spesso diarrea e dolori addominali.

Contro la mononucleosi non vi sono cure specifiche; anche gli antivirali di ultima generazione hanno una efficacia ancora da dimostrare definitivamente.[
L'agente responsabile della malattia è un virus per cui è inadeguato ricorrere agli antibiotici per curare la mononucleosi; questo è indicato solo nel 10-20% dei casi, quando si associa una sovrainfezione faringotonsillare batterica e, come prima detto, si devono preferire i macrolidi alle penicilline.
Il trattamento antibiotico può, invece, addirittura avere effetti nocivi come reazioni simil-allergiche.
La terapia è il riposo a letto fino alla scomparsa della febbre, associata a presidi analgesici e antipiretici (FANS) per alleviare le manifestazioni della malattia.
Durante la malattia non sono previste restrizioni dietetiche.

È necessario e fondamentale evitare attività fisica pesante o che preveda traumatismi per circa 2 mesi, al fine di scongiurare la rottura della milza; in caso di faringite grave con problemi di respirazione, o piastrinopenia o soppressione midollare, rare complicanze, sono indicati corticosteroidi, come il prednisone.

Nella maggioranza dei casi, comunque, la malattia decorre in non più di 4 settimane senza complicazioni di alcun tipo.
Se, invece, sono presenti pregressi quadri di immunodeficienza la mononucleosi può risultare una malattia molto grave e con esiti letali.
In ogni caso i sintomi possono persistere per mesi dopo la guarigione.

Nel raro caso cui si manifesti sindrome di Guillain-Barré si deve ricorrere alla terapia immunoglobulinica e può essere presa in considerazione la terapia con plasmaferesi per un trattamento di lungo periodo delle complicanze di tipo polineuropatico.

Mortalità
Escludendo la rottura della milza, facilmente prevenibile, i rischi di mortalità sono legati essenzialmente a pregressi stati di immunodepressione.
I casi di decesso possono essere dovuti a epatite fulminante, miocardite virale e infezioni batteriche opportunistiche successive.

Prevenzione
Come per tutte le malattie infettive la prima forma di prevenzione è l'igiene personale e dei luoghi.
Specialmente nel caso si abbiano contatti con un malato è fondamentale evitare di condividere stoviglie, cibo, occhiali e utensili.
È inoltre raccomandato di evitare di baciare i soggetti affetti anche nei giorni successivi al termine delle manifestazioni cliniche.



Informazioni da: (desunto da " Wikipedia ")


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