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SCHEDA   "LEGAMENTI"




Definizione di legamenti.

I legamenti sono robuste strutture fibrose che collegano tra loro due ossa o due parti dello stesso osso.

Nel corpo umano esistono anche legamenti che stabilizzano organi specifici come l'utero o il fegato.
legamenti Queste importanti formazioni anatomiche non vanno assolutamente confuse con i tendini, che collegano i muscoli alle ossa o ad altre strutture di inserzione.
I legamenti hanno funzione stabilizzatrice, impediscono cioe' che particolari movimenti o forze esterne derivanti da traumi, alterino la posizione delle strutture ai quali sono collegati.
Nel corpo umano i legamenti sono disposti in modo tale da intervenire attivamente soltanto nei gradi estremi del movimento, quando l'integrita' dell'articolazione e' messa in serio pericolo.
Come i tendini anche i legamenti sono formati da fibre di collagene di tipo I che possiedono una grossa resistenza alle forze applicate in trazione.
La loro elasticita' e' invece ridotta: nel ginocchio, per esempio, il legamento collaterale mediale presenta una resistenza alla rottura di ben 276 kg/cm2 ma puo' deformarsi soltanto sino al 19% prima di rompersi.
Si tratta inoltre di un legamento particolarmente elastico dato che in media queste importanti strutture anatomiche si lacerano se sottoposte ad un allungamento che supera il 6 % della loro lunghezza iniziale.

legamenti L'elasticita' dei legamenti puo' comunque aumentare grazie a specifici esercizi di stretching; non si spiegherebbe altrimenti lo straordinario grado di mobilita' articolare raggiunto dai contorsionisti.
Bisogna tuttavia considerare che un simile livello di elasticita' e' pericoloso quanto un'eccessiva rigidezza dato che aumenta sensibilmente l'instabilita' e la lassita' articolare.
Le lesioni ligamentose avvengono quando le forze applicate ai legamenti superano la loro massima resistenza.
I legamenti sono tanto piu' suscettibili alle lesioni quanto piu' velocemente viene applicata loro una forza.
Se il trauma e' relativamente lento la loro resistenza e' tale da staccare la piccola parte di osso a cui sono collegati (avulsione ossea).
La distorsione alla caviglia e' un classico esempio di lesione legamentosa: quando appoggiamo male un piede la caviglia viene bruscamente allontanata dal calcagno determinando la lesione dei legamenti che tengono unite queste due ossa.

Lesioni ligamentose
legamenti Come una corda formata dall'intreccio di tante fibre che si sfilaccia poco a poco, anche i legamenti, se sottoposti a tensioni eccessive, dapprima si stirano, poi si strappano poco a poco fino alla rottura completa.
L'entita' della lesione e' ovviamente proporzionale a quella del trauma e puo' essere classificata in tre stadi di gravita':

LESIONE DI PRIMO GRADO:
all'interno del legamento solo una piccolissima parte di fibre viene lesionata; si tratta di lesioni microscopiche che nella stragrande maggioranza dei casi non interferiscono con la normale stabilita' dell'articolazione

LESIONE DI SECONDO GRADO:
in questo caso le fibre strappate sono molte di piu' e possono rimanere sotto il 50% del totale (lesione di II grado lieve) o superarlo (lesione di II grado grave).
Maggiori saranno le fibre di collagene lesionate e maggiore sara' il grado di instabilita' dell'articolazione

LESIONE DI TERZO GRADO:
si assiste in questo caso alla rottura completa del legamento che puo' avvenire nella zona centrale con separazione dei due monconi o a livello dell'inserzione ligamentosa nell'osso.
In quest'ultimo caso puo' verificarsi anche un distacco del frammento osseo al quale il legamento e' ancorato.
L'instabilita' articolare e' la conseguenza piu' grave delle lesioni ligamentose ed e' direttamente proporzionale al numero di fibre strappate.
Anche l'instabilita' si puo' classificare in diversi gradi e puo' essere facilmente apprezzata dal medico tramite alcuni test (shift test; test del cassetto anteriore ecc.).
Spesso la lacerazione del legamento causa un'emorragia nello spazio articolare causando gonfiore, ecchimosi e dolorabilita' intorno all'articolazione.
Il dolore puo' essere evocato o accentuato anche da particolari movimenti.
Ovviamente nella maggior parte dei casi (ma non i tutti) i sintomi sono legati all'entita' della lesione ed aumentano in modo proporzionale al numero di fibre strappate.
La diagnosi e' inizialmente clinica, tramite test specifici, esame obiettivo e accertamenti sul meccanismo lesivo e sulle immediate conseguenze.
L'indagine strumentale piu' accurata e' la risonanza magnetica, a cui si ricorre soltanto nei casi piu' gravi per confermare la diagnosi clinica.
Una normale radiografia puo' essere effettuata se si sospettano fratture ossee associate.
Nella fase acuta del trauma, si applica il solito ed efficace protocollo " RICE ": riposo, ghiaccio, elevazione e compressione in caso di sanguinamento.
Solitamente le rotture dei legamenti vengono trattate in modo conservativo e soltanto in situazioni particolari si ricorre all'intervento chirurgico.

GUARIGIONE:
Fortunatamente i legamenti sono abbastanza vascolarizzati e come tali hanno una discreta capacita' riparativa.
In prossimita' della lesione si sviluppano inizialmente delle cellule infiammatorie che rimuovono i tessuti morti preparando il legamento alla guarigione.
Successivamente, grazie ad un aumentato afflusso locale di sangue, viene sintetizzato un tessuto di riparazione che ha pero' bisogno di molti mesi per consolidarsi ed acquisire una resistenza ottimale.
In genere dopo un paio di settimane - 3 mesi, in relazione all'entita' della lesione, questo tessuto acquisisce una resistenza tale da consentire la ripresa degli esercizi di potenziamento locale.
In caso di lesione legamentosa la riabilitazione e' estremamente importante.
Applicando opportune sollecitazioni meccaniche ai legamenti si promuove infatti il corretto allineamento delle nuove fibre di collagene (le nuove fibrille, per offrire la giusta resistenza, devono allinearsi il piu' possibile nella direzione lungo la quale vengono applicate le forze di trazione).
Gli esercizi di mobilizzazione precoce non dovranno comunque interferire con i processi di guarigione del legamento traumatizzato.
Anche per questo motivo nelle fasi iniziali di recupero vengono spesso utilizzati dei tutori che proteggono l'articolazione limitandone la mobilita'.
Una lesione ligamentosa richiede solitamente tempi di recupero piuttosto lunghi che vanno dalle 4 - 6 settimane per le lesioni moderate fino a 6 o piu' mesi per le rotture complete trattate con intervento chirurgico.

Le schede contengono informazioni riguardanti la salute, la forma fisica, l'ambito medico e vari tipi di trattamenti medici riservati esclusivamente all'uso sull'uomo.
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E' opportuno consultare preventivamente sempre un medico o un farmacista.
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