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SCHEDA   "GLICEMIA"


Definizione di glicemia.

misurazione della glicemia La glicemia puo' essere definita banalmente come la concentrazione di glucosio nel sangue.
E' di fondamentale importanza che la glicemia rimanga entro i limiti dell'intervallo di normalita' (75-120 mg/dl) ed e' sicuramente auspicabile mantenere i livelli glicemici verso la parte bassa di detto intervallo perche' avere una glicemia normale, ma tendente a valori medio-alti aumenta il rischio di molte patologie, non ultime i tumori.

La glicemia è regolata da un complesso di meccanismi neurormonali e metabolici che ne impediscono forti oscillazioni in difetto o in eccesso.
Aumenta nei soggetti diabetici e si abbassa nel digiuno prolungato.
Se l'apporto di glucosio con le scorte è insufficiente, la glicemia si abbassa (ipoglicemia) e inizia a manifestarsi la sofferenza cerebrale con capogiri e senso di spossatezza.
Se il glucosio scarseggia e non c'è sufficiente apporto di carboidrati, il fegato sintetizza glucosio da proteine e da lipidi con un processo denominato gluconeogenesi.

Tale processo provoca però un eccesso di urea (con sovraccarico renale) e un accumulo di corpi chetonici (scorie provenienti dall'utilizzo degli acidi grassi) con conseguente acidosi.

La variazione della glicemia susseguente all'assunzione di carboidrati dipende dal loro indice glicemico, cioè dalla velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all'assunzione di 50 g del carboidrato sotto esame.

L'indice è espresso in termini percentuali, rapportandolo alla velocità di aumento con la stessa quantità di glucosio (indice pari a 100): un indice glicemico di 50 vuol dire che l'alimento innalza la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio.

Lo standard dei valori è 80 (come valore minimo regolare) e 120 (come valore teorico massimo).
Ma detti valori sono teorici e generici in quanto ogni individuo è a sè stante e pertanto solo un controllo dettagliato individuale può dare il vero quadro dei valori di minimi e massimi.



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